Abstract: Diventare Investor Sapiens
Il 25 novembre 2025, l’Ordine degli Ingegneri di Bergamo ha ospitato un seminario che ha sfidato il modo tradizionale di pensare al denaro: “Come diventare Investor Sapiens”. In un contesto economico sempre più complesso, dove l’inflazione erode silenziosamente il potere d’acquisto e il “Paradosso Italiano” vede grandi risparmiatori privi di strumenti decisionali adeguati, l’educazione finanziaria non è più un optional, ma una competenza tecnica fondamentale.
Questo articolo ripercorre i punti salienti dell’incontro, smontando falsi miti e offrendo un approccio metodico alla gestione del patrimonio. Dalla “Piramide Finanziaria” per gerarchizzare le priorità, al Goal Based Investing per trasformare i sogni in progetti misurabili, fino alle strategie differenziate per età (Velocista, Passista, Scalatore). Scopriremo perché l’interesse composto è l’alleato più potente dell’ingegnere e come evitare i bias comportamentali che sabotano i rendimenti. Un resoconto pratico che va oltre la teoria, offrendo 7 azioni concrete da implementare subito per costruire un futuro finanziario solido, basato su pianificazione e disciplina, non sulla fortuna. Perché gestire i propri risparmi richiede lo stesso rigore di un progetto ingegneristico.
Articolo completo:
Cronaca di un pomeriggio di educazione finanziaria (davvero) utile
Il 25 novembre 2025, presso l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Bergamo, il consulente finanziario indipendente Lorenzo Biagi ha guidato i partecipanti in un seminario dal titolo volutamente provocatorio: “Come diventare Investor Sapiens”. L’idea di fondo era semplice (ma non banale): se il denaro è una risorsa che serve a costruire progetti di vita, allora va gestito con un minimo di metodo e
consapevolezza, non “a intuito”, per abitudine o perché “si è sempre fatto così”.
Educazione finanziaria di base, in questo senso, non significa diventare esperti di Borsa o inseguire l’ultima moda del momento. Significa saper leggere le forze in gioco che impattano le nostre scelte:
inflazione, interesse composto, rischio e rendimento, diversificazione, costi e tasse. Concetti che nel quotidiano restano spesso sullo sfondo… finché non presentano il conto.
Perché in Italia l’educazione finanziaria non è un “di più”
Uno dei punti di partenza del seminario è stato un quadro piuttosto scomodo: l’Italia, nei confronti internazionali, mostra un livello di alfabetizzazione finanziaria basso. Biagi ha richiamato il Financial
Literacy Score, che sintetizza conoscenze e comportamenti utili per prendere decisioni economiche sensate: il punteggio italiano si colloca intorno a 53/100, sotto la media OCSE. Il dato diventa ancora
più significativo se lo affianchiamo a un’altra evidenza: molti italiani possiedono prodotti finanziari, ma pochi hanno strumenti per valutarli. È qui che nasce quello che nel seminario è stato definito
“Paradosso Italiano”: investiamo (o firmiamo contratti) senza capire fino in fondo cosa stiamo facendo.
Inflazione: non “perdi soldi”, perdi potere d’acquisto
L’inflazione è stata raccontata per quello che è: un nemico silenzioso, spesso sottovalutato perché non si vede in estratto conto. Eppure è la variabile che, nel tempo, erode la capacità dei nostri risparmi di
comprare cose reali. Un esempio citato durante l’incontro è molto intuitivo: anche un’inflazione al 2%, mantenuta per anni, può ridurre sensibilmente il valore reale di un capitale nel giro di un paio di
decenni. Il messaggio non era “bisogna rischiare a tutti i costi”, ma che lasciare tutto fermo non è neutralità: è una scelta con un costo.
Rendimento e rischio: l’equilibrio (scomodo) che non si può ignorare
Il seminario ha insistito su un principio che vale sempre, anche quando non ci piace: a maggiore rendimento atteso corrisponde maggiore rischio. E, soprattutto, quando parliamo di rendimento
dobbiamo distinguere tra nominale (quello che vediamo scritto) e reale (quello che rimane dopo inflazione). Da qui una conseguenza pratica: se l’obiettivo è difendere e far crescere il patrimonio nel
lungo periodo, prima o poi bisogna ragionare su strumenti che abbiano una probabilità concreta di battere l’inflazione, accettando una quota di volatilità coerente con il proprio orizzonte.
Tempo e interesse composto: la differenza la fanno gli anni, non i “colpi di genio”
Se c’è un concetto che ha fatto da filo conduttore, è stato l’interesse composto: non un trucco, non una scorciatoia, ma il meccanismo per cui nel tempo i rendimenti (se reinvestiti) generano altri rendimenti. Biagi lo ha descritto come una forza lenta all’inizio, quasi invisibile, ma potentissima nel lungo periodo. Il punto non è indovinare il momento perfetto: è iniziare e rimanere costanti. Da qui il richiamo frequente a strumenti e abitudini che rendono la costanza più facile della forza di volontà.
La “Piramide finanziaria”: prima il progetto, poi i prodotti
Per una platea tecnica, il parallelo è venuto naturale: non si parte dal “pezzo” (il prodotto finanziario), si parte dal progetto. La Piramide finanziaria proposta nel seminario mette ordine in modo molto
chiaro:
● prima gli obiettivi (cosa voglio costruire),
● poi il capitale (quanto serve e quanto posso risparmiare),
● quindi il piano (come ci arrivo, con che regole),
● l’asset allocation (come distribuisco il rischio),
● e solo alla fine i prodotti.
Il ribaltamento di questa sequenza è uno degli errori più comuni: scegliere strumenti “perché ne parlano tutti” senza avere una logica complessiva.
Piano di investimento: disciplina, automazione e “resistenza” al
rumore
Un piano, per come è stato raccontato, non è una gabbia: è una mappa. Deve prevedere come si entra, come si gestisce la rotta, quando (e perché) si ribilancia. Due parole hanno avuto molto spazio:
automazione e resistenza. Automazione perché riduce il rischio di farci sabotare dalle emozioni; resistenza perché i mercati, prima o poi, attraversano fasi negative e il problema non è la volatilità in sé, ma come reagiamo quando arriva.
Diversificazione: l’unico “pasto gratis” (se fatta bene)
La diversificazione è stata presentata senza romanticismi: non elimina i rischi, ma li distribuisce. E soprattutto riduce la dipendenza da un singolo evento, settore o Paese. Nel seminario è emersa anche
una trappola frequente, l’home bias: la tendenza a investire quasi solo “in casa”, perché ci sembra più familiare. Familiare però non significa più sicuro. L’idea proposta è stata quella di ragionare in ottica globale, con portafogli costruiti per reggere scenari diversi.
Costi e tasse: il grande “pedalare controvento”
Qui il seminario è stato molto concreto: i costi contano, perché sono certi, mentre i rendimenti non lo sono. Commissioni elevate, prodotti opachi o inutilmente complessi, “spese piccole” che sommate
anno dopo anno diventano enormi: tutto questo riduce il risultato finale più di quanto molti si aspettino. Anche la fiscalità va considerata in modo realistico: non per diventare fiscalisti, ma perché il rendimento che conta è quello netto, quello che rimane davvero.
Goal Based Investing: investire per obiettivi, non per ego
Il Goal Based Investing è stato uno dei passaggi più interessanti: sposta la domanda da “quanto rende?” a “mi aiuta a raggiungere il mio obiettivo?”. In questo approccio la volatilità smette di essere il
mostro principale: diventa un rumore di breve periodo, che va gestito senza perdere di vista la meta. È un cambio di mentalità che, per molti, è già metà del lavoro.
Strategie diverse per età diverse: Velocista, Passista, Scalatore
Infine, la metafora ciclistica ha reso molto intuitivo il concetto che non esiste un portafoglio “giusto” per tutti e per sempre. Il Velocista (20–40) ha tempo e capitale umano: può permettersi più rischio, se
coerente con obiettivi e stabilità personale. Il Passista (40–55) inizia a gestire più vincoli e più responsabilità: pianificazione previdenziale e solidità diventano centrali. Lo Scalatore (55–65) si avvicina al traguardo: la protezione del capitale e la sostenibilità dei prelievi diventano prioritarie. È un invito a smettere di copiare strategie altrui e iniziare a costruire la propria.
Errori da non fare (se vuoi evitare di sabotare il tuo
futuro finanziario)
Nel seminario è passato un messaggio netto: spesso non perdiamo soldi per “sfortuna”, ma per errori ripetuti e prevedibili. Il primo è investire senza sapere perché, cioè senza obiettivo e senza orizzonte
temporale: in quel caso ogni oscillazione sembra un’emergenza e ogni decisione diventa reazione. Poi c’è l’errore di sottovalutare i costi e “accettare” prodotti poco trasparenti solo perché proposti da
un interlocutore rassicurante. Non serve essere sospettosi: serve essere informati. Anche perché la somma di costi e scelte inefficaci può erodere il patrimonio in modo costante, anno dopo anno.
Altro grande classico: fare market timing, entrare e uscire inseguendo notizie, previsioni o paura. È umano, ma statisticamente è un modo efficiente per comprare caro e vendere basso. E quando si
aggiungono i bias comportamentali (avversione alle perdite, effetto gregge, eccesso di fiducia), il mix diventa esplosivo.
Infine, un errore trasversale: non avere un margine di sicurezza, cioè una riserva per gli imprevisti e una protezione minima dai rischi davvero “devastanti”. Senza quel cuscinetto, anche un buon piano
può saltare nel momento sbagliato, costringendoci a liquidare investimenti proprio quando non conviene.
Parte pratica: 7 azioni che puoi iniziare a fare subito
- Metti nero su bianco entrate e uscite. Non per diventare fanatici del budgeting, ma perché senza numeri non esiste pianificazione: esiste solo speranza. Un bilancio familiare semplice, fatto bene, spesso è già una svolta.
- Crea (o consolida) una riserva di emergenza. Prima di qualsiasi strategia “furba”, serve una base: liquidità per gestire gli imprevisti senza dover smontare investimenti nel momento peggiore.
- Definisci 2–3 obiettivi reali, con importo e data. “Voglio investire” non è un obiettivo. “Voglio accumulare X entro Y anni per Z” sì. È il modo migliore per scegliere strumenti e rischio con criterio.
- Costruisci una bozza di piano, anche minimale. Quanto risparmio ogni mese? Con che regolarità? Che rendimento mi aspetto in modo prudente? Che oscillazioni posso tollerare senza perdere il sonno? Se non sai rispondere, non è un problema: è il punto da cui partire.
- Automatizza il risparmio e l’investimento. Un versamento periodico (ad esempio tramite PAC) riduce il peso delle emozioni e rende la costanza più semplice. La disciplina, quando possibile, è meglio “progettarla” che pretenderla.
- Controlla i costi dei prodotti che hai già. Non serve rivoluzionare tutto in un giorno. Ma leggere documenti informativi, commissioni, costi annui e capire cosa si sta pagando è un’abitudine che vale oro.
- Fissa un momento annuale di revisione. Un check una volta l’anno (obiettivi, asset allocation, ribilanciamento, cambiamenti di vita) è spesso più sano di mille micro-modifiche dettate dal
rumore di breve periodo. E affianca a questo un po’ di formazione continua: bastano piccoli passi, ma regolari. - Conclusione: educazione finanziaria come forma di libertà
Il seminario ha lasciato una sensazione molto concreta: l’educazione finanziaria non è un argomento “da specialisti”, è una competenza di vita. Serve per difendersi da errori e costi nascosti, ma soprattutto per fare scelte più libere: scegliere con più lucidità, dormire meglio, progettare con meno ansia e più metodo.
Diventare “Investor Sapiens” non significa diventare perfetti. Significa diventare un po’ più consapevoli, un po’ più coerenti, un po’ più capaci di far lavorare tempo, disciplina e semplicità al nostro posto. E, per una comunità abituata a ragionare per progetti, è probabilmente il terreno più naturale su cui costruire anche il proprio futuro finanziario.